Archivio per Luglio 2008

Note sulla finanziaria Berlusconi-Tremonti

La manovra economica che sta giungendo in dirittura d’arrivo alle Camere in questi giorni (Decreto Legge 112 e Dpef triennale) costituisce una violenta accelerazione in senso antioperaio e antipopolare delle politiche economiche e sociali di questo governo; nel quadro definito dal precedente governo con la trasformazione in legge del protocollo su Welfare e politiche del lavoro definito nell’estate del 2007 insieme alle burocrazie sindacali di Cgil Cisl Uil.

La scelta del Governo Prodi di non rimettere mano alla precedente legislazione berlusconiana in materia di lavoro ( la legge 30) ed il disastro elettorale della sinistra di quella coalizione,frutto del profondo malcontento popolare che quelle politiche avevano suscitato,hanno creato le condizioni politiche propizie all’attuale violenta aggressione condotta dal berlusconi-quater e dai suoi ministri contro il movimento dei lavoratori e ciò che rimane dello Stato sociale in questo paese.

L’obiettivo del governo Berlusconi è quello di approfittare della paralisi dell’opposizione politico istituzionale, dello scompaginamento della ex-“sinistra radicale” e della complicità di Cgil Cisl e Uil per sferrare un colpo mortale a qualunque forma di garanzia collettiva dei diritti e delle condizioni di lavoro. Il sostegno alle esigenze di Confidustria è esplicito e senza infingimenti. In questo senso il Berlusconi quater riesce a coniugare meglio di quello precedente la difesa dei “fatti propri” del premier e della compagnia di affaristi di cui si circonda con gli interessi delle classi dominanti di questo paese .E le esigenze delle classi dominanti oggi, nel contesto di una recessione in arrivo, sono quelle di una “camicia di forza” preventiva per il conflitto sociale ,annichilendo i lavoratori,offrendogli il capro espiatorio di turno (i rom, la criminalizzazione dei migranti, ma anche i “fannulloni” del lavoro pubblico…) per dividerli e impedirne la necessaria risposta a fronte del tentativo in atto di far pagare a loro i costi della crisi della globalizzazione e della conseguente riorganizzazione dell’economia capitalistica.

Con il Dl 112 si ottengono diversi risultati: si colpisce preventivamente il lavoro pubblico- dove ancora tengono sindacalizzazione e rapporti di forza, e quindi capacita’,per quanto relative, di contrattazione delle proprie condizioni di lavoro-, si demolisce lo Stato sociale con i tagli micidiali a sanità, enti locali e scuola, si accelera con le privatizzazioni.

E ancora: si accentua la precarizzazione dei rapporti di lavoro con il peggioramento della normativa relativa ai contratti a tempo determinato,facendo saltare con la modifca all’articolo1 della legge 368 qualunque limitazione alla loro reiterazione;si impone una modifica radicale in senso negativo a tutta la normativa sugli orari di lavoro,i riposi giornalieri e quelli settimanali,il lavoro notturno e quello straordinario .Infine con il “tetto di inflazione programmata” all’1,7% a fronte di una inflazione reale che supera il 4% si programma nei prossimi tre anni la riduzione del potere di acquisto dei salari,peggiorando le condizioni di vita dei salariati ed accrescendone la ricattabilità. Tutto ciò per accrescere la competitività delle esportazioni delle industrie italiane- scontando anche un forte restringimento del mercato interno- come via di uscita per difendere le proprie posizioni sul mercato mondiale.

Ma con il Dl 112 si ottiene anche un altro obiettivo: mettere con le spalle al muro la Cgil, costringerla a bere fino in fondo l’amaro calice della partecipazione al tavolo contestuale sulla riforma della contrattazione oppure, di fronte a qualche suo segnale di insofferenza e difficoltà, andare avanti sulla strada degli accordi separati- vedi esperienza del contratto del commercio…-con Cisl e Uil per piegare successivamente al proprio disegno un gruppo dirigente- quello intorno ad Epifani – che appare deciso a non ripetere l’esperienza della mobilitazione contro il governo, come nel caso dell’art.18 nel 2002.

In pratica il governo Belusconi, con la scatenatissima coppia Brunetta Tremonti al centro della propria azione,vuole imporre una accelerazione verso destra di tutto il quadro delle politiche concertative oppure far saltare il banco incassando la prevedibile crisi della Cgil.

In questo quadro ancora deboli appaiono le reazioni nel movimento sindacale e più in generale,nel movimento dei lavoratori,nelle forze di opposizione e nelle diverse sinistre.

Tra i lavoratori pubblici il decreto Brunetta ha suscitato indignazione e qualche accenno di mobilitazione. Si sta preparando lo sciopero generale dei sindacati di base,già convocato per il 17 ottobre, vi è stata l’assemblea del 23 luglio delle diverse sinistre sindacali della Cgil, sono in atto, sia nel pubblico che nel privato, alcune vertenze importanti e alcune lotte difensive (Alitalia ,per esempio, ma anche alcuni gruppi industriali in crisi, o la lotta delle educatrici del Comune di Milano).

Tutto ciò è importante ma inadeguato, e l ‘attesa delle ferie, la stanchezza dei lavoratori, il rallentamento di tutte le attività in questa fase certo non aiutano.

Occorre prepararsi per una ripresa del conflitto a settembre.

Alcuni nodi potranno venire al pettine e ,soprattutto, non è detto che il piglio decisionista di Berlusconi continui tra qualche settimana ad essere pagante ed efficace,in termini di creazione di consenso per sé e di “narcotizzazione” delle opposizioni, come lo è in questo momento. Prima o poi qualcuno si accorgerà che i rifiuti a Napoli sono stati tolti soltanto dalle strade del centro o che, tornati dalle ferie, occorre stringere ancora più la cinghia per arrivare alla terza settimana… E che non basta sgomberare qualche campo rom per rendere tutti più felici(oltreche’ fetentemente razzisti) e “sicuri”…

Ma il conflitto non si sviluppa “motu proprio”…

Occorre l’azione consapevole di tutti i soggetti sindacali e politici materialmente interessati a ricostruire una opposizione di sinistra ed anticapitalistica in questo paese.

Occorre rompere con le politiche concertative e quindi costruire pronunciamenti e iniziative di tutte le strutture e le sinistre sindacali per imporre l’alt ai “tavoli” sulla riforma della contrattazione. Non si può invitare alla mobilitazione contro il decreto Brunetta e contemporaneamente partecipare agli incontro programmati tra Governo e Cgil Cisl e Uil per cancellare di fatto il contratto nazionale, raggiungendo così per un’altra strada quanto si prefigge il Dl 112…

Occorre rilanciare la piattaforma dell’assemblea dei sindacati base del 17 maggio scorso e preparare con una grande campagna di massa lo sciopero generale del 17 ottobre lavorando per una convergenza nella pratica tra chi sceglie di battersi dentro la Cgil e chi ha scelto di ricostruire in modo indipendente un sindacato di classe ,democratico e partecipativo.

Occorre lavorare per una grande manifestazione di massa delle opposizioni su obiettivi chiari e capace di “metter insieme” tutto ciò che già esiste in termini di resistenza sociale alle politiche neoliberiste ,razziste,antidemocratiche ed antioperaie:dalle vertenze territoriali ai No Dal Molin, per arrivare alle lotte sociali e sindacali.

Per quello che riguarda i/le militanti di sinistra critica,l’autunno ci vedrà impegnati non solo a sostenere tutte le mobilitazioni che mettono bastoni tra le ruote all’azione devastante di questo governo;ma ci vedrà pronti nel rilanciare la nostra campagna di raccolta di firme per l’iniziativa di legge popolare sul salario in tutti i luoghi di lavoro che riusciremo a raggiungere, offrendolo come strumento da utilizzare per tutti coloro che non si accontentano della “difesa in ordine sparso” ma si pongono il problema di “rovesciare il tavolo” con una iniziativa che rimetta al centro dell’attenzione – e della pratica sociale- di tutti i soggetti interessati al cambiamento radicale, una proposta che risponda ai propri bisogni, alle proprie esigenze,senza autolimitazioni e senza “vincoli” dettati da qualsivoglia compatibilità…

Milano 25/07/08 Roberto Firenze (coordinamento nazionale sinistra critica)

Iniziativa a Montella… Quale prospettiva a sinistra?

Con la fine del congresso di Rifondazione Comunista che ha visto l’elezione di Paolo Ferrero a segretario nazionale si è chiuso l’ennesimo capitolo di verifica per la sinistra. L’elezione del’ex ministro della solidarietà sociale non sposta nemmeno di un millimetro il nostro percorso politico al dì la delle previsioni di noti “politologi” che ci vedono ormai inglobati dalla linea dura e pura del compagno Ferrero. Ebbene ricordare ancora una volta che Sinistra Critica resta un movimento politico autonomo che continua nel suo lavoro per la ricostruzione della sinistra di classe in Italia e in Europa, e che con Rifondazione Comunista ci saranno senza ombra di dubbio unità d’intendi sull’opposizione al governo Berlusconi ma per ora nessuna unità.

Questo non per settarismo o per supponenza ma perché prima di impegnarsi nella ricostruzione della sinistra è necessario fare una verifica seria e non una resa dei conti. Le immagini da Chianciano hanno mostrato un partito lacerato, diviso, che non ha parlato delle ragioni della sconfitta, che non ha fatto un analisi politica di quel che è accaduto il 13 e 14 aprile, ma ha litigato per i posti nel comitato politico nazionale, ha litigato sulla leadership. Trattative notturne per costruire alleanze “contro” e non alleanze “per”. Tutto indegno per la storia di Rifondazione Comunista.

A sinistra c’è un grande spazio per la ricostruzione di un soggetto anticapitalista moderno, di lotta e di classe. Per questo ne ricominciamo a discutere in giro per la Provincia della necessità della sinistra e della nuova fase politica che si apre.

Incominciamo da Montella martedì (domani) alle ore 19:00 nella sede di Sinistra Critica in via Verteglia 6. Nell’assemblea sarà presentata anche la proposta di legge per il salario minimo intercategoriale.

Speriamo in una folta partecipazione.

Cosa vogliamo? Vogliamo tutto. Il ‘68 quarant’anni dopo

Italia, Cecoslovacchia, Stati Uniti, Germania Est, Francia, Polonia, Germania Ovest: non solo la più grande ribellione giovanile, studentesca e operaia in Occidente, ma anche l’esplosione dei movimenti antiburocratici nei paesi del socialismo reale, generalmente meno discussi. Un dibattito tra protagonisti del movimento e studiosi che ripensano insieme il ’68 a quarant’anni di distanza. Un evento che ha modificato in maniera decisiva costumi, abitudini e modi di vita a livello mondiale, ma anche la risposta al revisionismo di destra, che cerca di indicare nel movimento del ’68 l’origine dei mali e delle disfunzioni attuali delle società occidentali.

Autori:

Daniel Bensaïd, Silvia Casilio, Lidia Cirillo, Diego Giachetti, Augusto Illuminati, Ambre Ivol, Zbigniew Kowalewski, Antonio Moscato, Devi Sacchetto, Marco Scavino, Marica Tolomelli, Massimiliano Tomba, Emanuela Vita.

Cinzia Arruzza, è dottore di ricerca in filosofia e Direttore del Centro Studi Livio Maitan.

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