Ieri giornata calda sul fronte scuola. Il ministro Maria Stella Gelmini con un colpo di mano ha fatto approvare in Consiglio dei Ministri un decreto che reintroduce il voto di condotta. Decreto non motivato da nessuna urgenza con il solo scopo di escludere qualsiasi dibattito con le parti in causa. Duro colpo per chi in questi anni ha lottato e ha ottenuto una scuola (che almeno in teoria) fosse capace di includere tutti gli studenti nei processi di formazione, prima umani e poi intellettuali. Oggi invece alla violenza dilagante del bullismo si risponde con violenza e repressione senza scavare a fondo sulle ragioni del fenomeno.
Ma questo non è niente altro che l’ennesimo attacco al sistema scolastico italiano. In questi primi mesi il governo Berlusconi ha già cancellato l’obbligo scolastico previsto fino a sedici anni (decreto 112) riportandoci indietro di cinquant’anni cancellando ogni diritto allo studio e ad un percorso educativo che metteva al centro i “diritti di cittadinanza”, con la manovra finanziaria ha spostato ben 7,832 miliardi di € dalla scuola pubblica alla copertura finanziaria per l’abolizione dell’ICI.
Ad Avellino situazione aggravata dalla molteplicità di istituti inagibili o non a norma che obbligano gli studenti ad uno sballottamento continuo tra sedi distaccate, aule piccole senza le minime attrezzature per l’apprendimento di materie scientifiche o tecnologiche. L’11 settembre suonerà la campanella per gli studenti irpini. Quelli dell’Istituto Magistrale statale “Publio Virgilio Marone” ex Imbriani II saranno dislocati tra l’Istituto “Scoca”, la scuola media di san Tommaso, il plesso di Via Zigarelli e quello di Tuoro Cappuccini (i quattro angoli della città) con tutti i disagi che ci saranno. Ma è di certo una sistemazione migliore rispetto ai tanti che faranno lezione nei cortili (vedi l’ITIS l’anno scorso) come gli stessi presidi hanno minacciato.
Sarà un autunno caldo per la lotta e un anno di inferno per i nostri studenti. E poi ci lamentiamo che siamo gli ultimi d’Europa



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