Non si è ancora spento il dibattito sul congresso di Rifondazione Comunista anche ad Avellino. È normale che in una fase concitata come questa si rincorrono voci, discussioni e accordi che cercano di farci uscire dal pantano in cui ci siamo trovati. Le elezioni di aprile hanno mostrato tutti i limiti della sinistra italiana, tutta la sua inadeguatezza; e tutte le sottili differenze tra formazioni politiche si annullano dinanzi a questo disastro storico. Per questo abbiamo sempre considerato il nostro 0,5% una consolazione e non una vittoria. Una consolazione che ripaga lo sforzo di una campagna elettorale difficile, polarizzata all’ennesima potenza, fatta con la fretta di disegnare un simbolo che ancora non avevamo, con la fretta di organizzare il movimento in maniera capillare sui territori e soprattutto senza tutti i soldi della Sinistra Arcobaleno, e quindi determinando uno sforzo economico da parte di tutti i compagni.
In campagna elettorale abbiamo avuto modo di discutere anche della chiusura di un ciclo politico. Di una storia. La storia di Rifondazione Comunista, del suo progetto. Il PRC fallisce per la semplice ragione che non ha assolto i compiti per cui era nato ed è stato per questo letteralmente aspirato in un altro orizzonte strategico, di cui invece doveva rappresentare l’alternativa. Lo abbiamo detto in campagna elettorale non per raccogliere i voti dei nostalgici e degli identitari, ma perché è una valutazione oggettiva, tra l’altro ripresa anche nel congresso di Chianciano. Lo ripetiamo oggi con la stesa convinzione di tre mesi fa. È fallita Rifondazione con l’esperienza della rifondazione. Non si può sorvolare su questo punto fondamentale della discussione.
Il congresso che ha determinato la vittoria di Paolo Ferrero non ha visto un analisi profonda della sconfitta, e la prova di tutto ciò è l’entusiasmo per Bertinotti o il fatto che la svolta, oggi, sia guidata da chi, ministro del governo Prodi, ha avallato tutte le scelte bertinottiane contribuendo attivamente al disastro attuale. Identico discorso vale per l’area guidata da Vendola con l’aggravante di non aver nemmeno accennato alla disfatta ma aver mostrato la pretesa di essere “il nuovo che avanza” e la “soluzione ai mali della sinistra”.
La nostra critica alla gestione del PRC non è una giustificazione delle continue porcate (iniziamo a chiamare le cose con il proprio nome) dei bertinottiani nei congressi di circolo. Non sopportiamo la falsità dei compagni che disdegnano l’accordo fatto dalle quattro mozioni e poi ritenevano giusto l’accordo Vendola – Grassi. Ma non è una porcata anche questa? Certo Ferrero ha vinto con una “coalizione contro” e non una “coalizione per” e l’imposizione di Grassi di aumentare i posti nella segreteria per l’area di “essere comunisti” è scandalosa, ma in nessun caso il congresso nazionale corrispondeva alla effettiva volontà dei compagni.
Il documento politico della maggioranza è sostanzialmente un discreto documento e verificheremo comunque nell’effettiva pratica sociale le intenzioni della nuova maggioranza di Rifondazione. Ora è presto per azzardare ogni conclusione. Resta comunque il problema della credibilità della classe dirigente di Rifondazione, in toto colpevole dell’attuale situazione, come abbiamo detto precedentemente.
Per questo smentiamo categoricamente tutte le voci che ci danno ormai per inglobati dal nuovo PRC e rilanciamo con forza l’idea della costituente anticapitalista che prenda atto della fine della rifondazione e parta dal superamento di rifondazione in un soggetto politico ampio, plurale, anticapitalista e di movimento in netta antitesi con il PD. Un partito di lotta che metta in campo una valida e forte resistenza non a Berlusconi ma al capitalismo barbaro e riprenda una strategia di ampio respiro, lavorando per creare le condizioni di una reale alternativa di società, di un cambio di sistema. Un soggetto che sia all’altezza dei tempi e in grado di misurarsi con i fallimenti che abbiamo alle spalle.

"Vogliamo lavorare per creare le condizioni di una reale alternativa di società, di un cambio di sistema che non può che passare per una messa in discussione dell'ordine capitalistico".
[Manifesto Programmatico]
PARTECIPA::MILITA::ADERISCI



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