Tutti senza fiato fino all’ultimo minuto. L’attesa è sempre snervante, soprattutto se in ballo c’è qualcosa di grosso. Grosso quanto……la vittoria alle elezioni. Anzi di più. Avrei voluto esserci. Già mi immagino. La sede di Liberazione. Gente che va e che viene. Intere famiglie che accorrono. C’è da fare la rivoluzione. C’è da rifare l’Italia. No di più. C’è un telefono che sta per sciogliersi tanto è forte il calore delle persone che si precipitano a comunicare il loro nome per la vittoria finale. E poi exit-pool su my-space. Gruppi di ascolto su facebook. La diretta di Bruno Vespa da Cayos Cochinos. Fino a che la Ventura, la Sartori della porta accanto, non ci comunica che i seggi sono ormai chiusi. E allora via a sfogliare tutti i siti. Da Repubblica.it fino a Corriere.it, passando per laprovadelcuoco.rai.it. Tutti in attesa. Aspettando che la nostra Simona Sartori ci comunichi l’esito. Tanto atteso, ma tanto temuto. E invece no.
“Vince l’edizione 2008 dell’Isola dei Famosi..(suspense)…VLADIMIR LUXURIA!!!!!!!!!!!!!!”
E vai…coriandoli…champagne…un’intera nazione si riversa per le strade. Al coro di PO-PO-POPO-PO-PO mi ritrovo all’interno di un carosello infinito. Ricoperto di birra. Puzzo da fare schifo. Ma non m’importa. Domani mi asciugherò al calore del sol dell’avvenire. Ormai abbiamo vinto. L’intera nazione ci ha votato. Non è vero che il comunismo è morto. La gente ci ama ancora. E’ bastato un reality per risvegliare in tutti noi i sentimenti rossi. Da domani in poi o si rifà l’Italia o si ri-muore. Da domani non sentiremo parlare più di solai delle scuole che crollano. Di operai che muoiono. Di persone, molte, troppe, che non arrivano più a fine mese. E anche voi, solitari studenti. Anche la vostra Onda, ora sarà più forte. Più compatta. Uno tsunami. A cavalcarla ci sarà lei. La nostra eroina. Rifaremo l’istruzione a nostra immagine e somiglianza. Diremo che il muro di Berlino è caduto il 1985. Tanto cosa volete che sia una data. L’importante è il contenuto. L’importante è superare la prova settimanale.
Adesso sì. Adesso siamo davvero risorti. Le macerie dove ci avevano relegato le ultime elezioni le abbiamo scaricate nei mari dell’Honduras. E al grido di VIVA MARX, VIVA LENIN, VIVA VLAD LUXURIA, marceremo trionfanti!
E se davvero saremo compatti, uniti nel sogno della rivoluzione internazionale, allora sì compagni, riusciremo a raggiungere il nostro obiettivo. Veder trionfare il mai rimpianto Fausto alla nuova edizione del Grande Fratello.
Saluti (talk)comunisti.
Marco




Con la settimana di mobilitazione studentesca a Avellino vogliamo lanciare un messaggio forte alle istituzioni e all’opinione pubblica : se le contestazioni di Ottobre sono state tanto forti è perché ognuno di noi sentiva dentro di se l’esigenza di un cambiamento, di un’inversione forte e decisa di rotta rispetto alle politiche scolastiche adottate negli ultimi 15 anni.
Vergogna, vergogna. Come sette anni fa, davanti ai cancelli di quella scuola. Con le stesse persone, gli stessi cori, in più soltanto la stanchezza e la frustrazione di una attesa lunghissima e vana. Mancano i lampeggianti e il cordone di carabinieri dagli occhi spaventati che tenevano lontano i no global. Il resto è uguale a quella notte del 21 luglio 2001. L’inizio e la fine, un cerchio che si chiude perfettamente con scene e sgomento identici. La rabbia, «assassini, assassini», qualcuno che cerca di lanciarsi in avanti, un caldo folle, sudore e lacrime sui volti delle vittime definitivamente convinte di aver sbagliato ad affidarsi alla giustizia. Oggi come allora. Due Italie, una sempre più forte dell’altra, come dimostra il sorrisino di superiorità del giudice Barone al partire dei cori, mentre si ritira dopo la lettura del dispositivo che commina tredici condanne, quelle che non contano nulla, 36 anni contro i 108 invocati dall’accusa, sedici assoluzioni. E alle vittime lo sfregio di risarcimenti irrisori (una media di 4.000 euro) rispetto alle richieste delle parti civili (20.000 euro a testa). La sentenza fa a pezzi le tesi dell’accusa. Avvalora in pieno la linea fin dall’inizio proposta dal Viminale, quella delle poche mele marce in un cesto florido e sano. Le condanne sono acqua fresca, sempre e comunque mitigate. Lasciano intravedere una certa riluttanza nel propinarle, e la riduzione ai minimi termini della gravità dei fatti. Ad esempio, il vicequestore Michelangelo Fournier, quello della «macelleria messicana», prende due anni comprensivi di non menzione, con le attenuanti prevalenti sulle aggravanti. Condannato, ma giusto un poco. I magistrati avevano strutturato la loro requisitoria in tre parti.

"Vogliamo lavorare per creare le condizioni di una reale alternativa di società, di un cambio di sistema che non può che passare per una messa in discussione dell'ordine capitalistico".
[Manifesto Programmatico]
PARTECIPA::MILITA::ADERISCI


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