E’ chiaro a tutti che esiste una vertenza oggettiva ed innegabile in Irpinia, che si traduce in alcune drammatiche emergenze sociali e materiali: l’emergenza demografica con lo spopolamento crescente ed inarrestabile di un’intera provincia, tranne poche isolate eccezioni che procedono in controtendenza grazie esclusivamente ai flussi di lavoratori, non residenti, provenienti principalmente dall’hinterland napoletano, l’emergenza ambientale con la costruzione di megadiscariche sul Formicoso e in altri siti, l’emergenza sanitaria, si pensi al rischio di chiusura degli ospedali di Sant’angelo dei Lombardi e Bisaccia, l’emergenza scolastica rischio di soppressione ed accorpamento di numerose scuole di montagna e di piccoli Comuni: si tratta di Istituti che hanno una popolazione scolastica inferiore ai 500, se non addirittura ai 300 alunni, eccetera.
Tutto si ricollega alle responsabilità dell’attuale governo in carica con la promulgazione della riforma Gelmini e piano rifiuti, ma non solo. In tale contesto di involuzione politica e sociale, si abbatte con tutta la sua violenza la crisi strutturale del capitalismo che attanaglia nella sua morsa prima di tutto le zone più povere e disagiate, l’Irpinia in primis.
I dati di questi giorni sono allarmanti: cala l’economia reale, cala l’importazione di materie prime (-6%), il prodotto interno lordo irpino conferma la tendenza dell’interno mezzogiorno d’Italia. La disoccupazione tocca il 9,3%, più di tre punti percentuali rispetto la media italiana, ciò significa che nella nostra provincia solo 148 mila abitanti hanno un occupazione su 438 mila residenti. Su ogni irpino che lavora due restano a casa. Anche sul livello dei redditi stiamo indietro: i nostri lavoratori guadagnano all’incirca 8mila euro all’anno in meno rispetto ai colleghi italiani. Difficile se non tragica la qualità della vita.
In uno scenario del genera la politica si avvita su discussioni paranoiche e spartizione di potere. Il Partito Democratico è impegnato nella guerra tra ex ds ed ex dl da un lato, e con i seguaci di De Mita dall’altro. La rincorsa alle poltrone degli enti ne è la dimostrazione. Le destre, che per la prima volta intravedono la possibilità di vittoria in Irpinia, cercano di organizzarsi in maniera capillare e di parlare allo stomaco delle persone dando vita a rigurgiti razzisti e xenofobi e alimentando il clima di paura. La sinistra sempre più divisa e indebolita continua a litigare, paralizzata da questioni interne non riesce a vedere oltre il suo naso e ha perso ogni contatto con la realtà e con la gente. Rifondazione Comunista, seppur dilaniata dalla lotta intestina ne esce meglio che in altre parti del Paese. Pur con mille difficoltà nella capacità di mobilitazione, organizzazione e proposta politica il PRC alza la testa e ricomincia. Il partito che abbiamo visto dall’uscita dei vendoliani in poi è sostanzialmente diverso. La condivisione di quasi tutte le lotte che abbiamo come Sinistra Critica portato avanti (compresa la campagna SMIC) ci mostrano un partito presente nelle lotte, aperto e volenteroso nella discussione. Un partito disponibile a dialogare con gli altri.
Per uscire da sinistra a questa crisi strutturale crediamo fortemente nella costruzione di un soggetto unitario forte e rinnovato. Ma la nuova sinistra non può essere mono-identitaria. Ci sono eredità del passato che non bastano più a dare senso alla rappresentanza politica e che hanno bisogno di incontrarsi e dialettizzarsi. Noi pensiamo a una sinistra anticapitalista, ecologista, comunista e femminista; non per assemblare indistintamente soggettività diverse ma per trovare insieme un quadro unitario di riferimento e un comune progetto di lavoro. Questa identità multipla non la si può però proclamare soltanto. Occorre praticarla quotidianamente. Noi proponiamo di ricominciare da l’elogio dell’opposizione. Non per vocazione minoritaria ma semplicemente perché a questo sistema sociale si può reagire solo evocando e organizzando l’opposizione politica e sociale, attraverso movimenti, conflitto, autorganizzazione diffusa. Dall’opposizione oggi si può organizzare una resistenza diffusa e proporsi di strappare conquiste e diritti per dare sostanza ad un’ipotesi di alternativa. Per questo non è possibile governare con il Pd, nel senso che non è possibile governare con chi nella migliore delle ipotesi difende l’esistente, ha una concezione amministrativa e autoritaria della politica e così facendo spiana la strada alle destre.
Noi dal canto nostro vogliamo mettere in campo poche e semplici proposte per avviare un percorso costituente che parta dal lavoro quotidiano e dalla risoluzione delle vertenze. Vogliamo muoverci su tre direttrici: infrastrutture, lavoro, ecologia.
1) L’Irpinia è tagliata fuori dal resto della Regione Campania. Bisogna far tornare riacquistare prestigio alla provincia e riportarla al centro dello sviluppo meridionale. Crediamo sia fondamentale aggiornare e modernizzare la linea ferroviaria, l’unica in grado di garantire sicurezza e sostenibilità ambientale, su entrambi le direttrici e con l’università di Salerno. La modernizzazione della rete ferroviaria in questa direzione permette non solo uno spostamento più rapido di tanti utenti verso il polo universitario ma favorisce l’abbassamento dei costi di trasporto per le nostre aziende che troverebbero così un deterrente allo trasporto su gomme.
2) Per quel che concerne le aziende e i poli industriali (Avellino, Solofra e Nusco) la Sinistra deve sforzarsi nella difesa di tutti gli impianti e di tutti i lavoratori. In questo momento di crisi bisogna lavorare in maniera serrata affinché nessun operaio perda il posto di lavoro. Da Roma a Bruxell come ad Avellino bisogna partire dal principio che la crisi economica la paghino i padroni. Investire maggiormente in settori che producono nuove tecnologie e nuovi impianti (pannelli solari, materiale per la bioedilizia) capaci di dare una spinta alla produzione e all’esportazione.
3) La provincializzazione dei rifiuti è il primo passo per progettare un nuovo metodo di gestione del ciclo integrato. Nessuna mega piattaforme sul Formicoso, chiusura e bonifica di tutti i territori soggetti a discarica. Raccolta differenziata spinta in ogni comune, impianti per il riciclo di materiali e impianti di compostaggio.
Sinistra Critica lavorerà attivamente nella ricerca di formule politiche capace di dar corpo a questo programma e alle speranze degli Irpini. Alla provincia come nella città capoluogo il nostro movimento politico lavora per costruire liste comuni con il PRC a da qui allargare la coalizione a quelle forze politiche e sociali che in questi anni hanno costruito con noi un fronte di resistenza e una prospettiva di alternativa alla pessima gestione del Partito Democratico.
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