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LA FORZA DELLE DESTRE, LA CRISI DELLE SINISTRE. SI APRE LA FASE DELLA RICOSTRUZIONE

Le elezioni europee, e amministrative, si presentano come una conferma degli elementi di fondo che animano la società italiana ed europea. Progressiva sconfitta di una sinistra socialdemocratica compromessa con il sistema; tenuta della sinistra di classe ma anche sua avanzata piena quando riesce a intercettare nuove dinamiche sociali (Bloco portoghese, Npa francese); tenuta faticosa dei partiti dominanti che reggono l’urto della crisi ma non crescono in consensi e in egemonia (Cdu, Ump, Pdl); contestuale affermazione di partiti razzisti e xenofobi dai tratti pericolosi (compresa la Lega); affermazione generalizzata di forze politiche del tutto nuove, o percepite come tali, che rompono schemi consolidati e alludono a un rinnovamento della politica (Cohn Bendit, Di Pietro, Partito dei Pirati).

1. La grande sconfitta è l’Unione Europea che raccoglie l’adesione più bassa di voto dalla sua nascita (43%). Il progetto di unificazione non ha mai convinto (vedi referendum in Francia, Olanda e Irlanda) e tanto meno convince al tempo della crisi. L’Europa non è una formula economicamente conveniente per i suoi abitanti e le illusioni si rompono soprattutto a Est che invece avevano accolto il proprio ingresso nella Ue a colpi di feste in piazza. Si realizza così un evidente fallimento del progetto di una componente della borghesia continentale che invece preferisce cedere alle lusinghe di un neo-nazionalismo protezionista – vedi la vicenda Opel-Fiat – in cui le prestazioni migliori vengono offerte dai partiti popolari e conservatori. Di qui la tenuta di Cdu, Ump, Pdl o l’avanzata del Pp spagnolo. Fa eccezione il partito conservatore greco che però ha dovuto affrontare una sollevazione popolare.

2. La crisi del progetto europeo trascina con se i socialisti che non hanno un’alternativa valida da proporre e che non dispongono di una ricetta per uscire dalla crisi e la cui commistione con il sistema capitalistico si confonde più con le istanze liberiste e sovranazionali che con quelle nazionali ma dal sapore protezionistico. Il partito socialista europeo viene sconfitto nella sua linea strategica e l’unico in grado di reggere sembra quello spagnolo o un Pasok che ha appoggiato le mobilitazioni. Ma è un crollo di fondo che colpisce i pilastri della socialdemocrazia continentale: Labour, Spd e Ps francese. Di fronte ai conservatori che ricorrono all’intervento statale per salvare le imprese i socialisti si preoccupano di salvaguardare i princìpi del liberismo; la rottura con gli interessi materiali dei lavoratori si nota in tutta la sua evidenza e produce una sconfitta di grandi proporzioni.

3. Questa situazione, la profondità della crisi e il suo impatto sociale, la demoralizzazione che ne deriva, l’assenza di un movimento europeo che coinvolga il movimento operaio – eclatante il silenzio del settore Auto – o di movimenti sociali in grado di segnare l’agenda europea, contribuiscono a spiegare il voto alla destra razzista che agisce su popolazioni e su settori di lavoratori atomizzati, ripiegati su se stessi, indifesi e incattiviti dalla crisi. Il caso olandese e austriaco si pongono all’avanguardia ma non va sottovalutata la crescita di consensi alla Lega nel centro Italia e addirittura nel Lazio. Un voto di opinione a favore dei respingimenti e di una linea “coerente” contro i migranti si afferma sempre più.

4. La sinistra alternativa tiene, a eccezione dell’Italia e della Spagna. Va bene quando assume posizioni coerenti con il 10,7% in Portogallo al Bloco o il 5% in Francia al Npa o, ancora, il 4,7% alla greca Syriza oppure quando conserva i suoi bastioni come nel caso del Pc portoghese al 10,6%, il Pc greco all’8,3, il 7,6% per Die Linke e il 6,3% per l’alleanza francese tra il Pcf e i fuoriusciti dal Ps (che fremono però per rientrare, vista la crisi verticale dei socialisti). Da segnalare anche il 7% al Ps olandese, di difficile collocazione. Una tenuta che non beneficia a fondo dell’arretramento socialdemocratico – vedi Germania o Francia – e che appare priva di una progettualità sul piano direttamente europeo. Il Partito della Sinistra politicamente non esiste più e nel formando Gruppo parlamentare della sinistra unita (Gue) continueranno a convivere correnti e progetti molto diversi: quello comunista-ortodosso, quello nordico, quello della Sinistra europea e quello anticapitalista.

5. In Italia, Berlusconi non sfonda nel paese, l’astensione lo penalizza portandogli via 3 milioni di voti rispetto alle politiche. Il suo governo non convince, non trascina un blocco che vive contraddizioni pesanti, in particolare al Sud dove avviene l’emorragia più pesante. Semmai premia la Lega anche se il balzo percentuale è soprattutto frutto della diminuzione dei votanti. In termini assoluti Bossi e i suoi conservano intatto – ed è comunque un successo – i loro 3,1 milioni di voti con un significativo allargamento dei consensi in Emilia Romagna, nelle Marche e anche in Toscana.

La crisi sociale, gli scandali sessuali, una effettiva delusione verso un governo che ha solo peggiorato le condizioni di vita dei lavoratori si fanno sentire anche se il successo della Lega, unica formazione xenofoba al governo in un paese dell’Unione può acuire l’aggressività del governo e renderlo ancora più pericoloso per i lavoratori chiamandoli a una necessaria mobilitazione.

6. Chi fa il vero balzo è Di Pietro che dal 1,5 milioni di voti del 2008 passa a 2,45, affermandosi come il vero vincitore di questa tornata. Di Pietro beneficia di voti Pd (ma anche di voti che provengono da Pdl e Lega) e sfrutta il sentimento dell’antipolitica che agita l’Italia da alcuni anni. Un fenomeno poco rilevante ai fini del conflitto di classe, ma interessante come coagulo di un voto di protesta e di opposizione che va tenuto d’occhio e al quale occorre imparare a parlare.

7. Infine, mentre Casini mantiene un pacchetto stabile di circa 2 milioni di voti prevalentemente al Sud e in Sicilia – con una politica del centro che inizia a scontare i suoi limiti – assistiamo a un Pd che perde 4 milioni di voti rispetto allo scorso anno ma che, paradossalmente può dirsi soddisfatto. Il crollo, in effetti, è minore di quanto si era fatto credere tramite i sondaggi e in parte mitigato dal fatto che i voti persi dal Pd si dirigono verso aree limitrofe: circa 900mila a Idv, 600mila a Sl e Comunisti, oltre 2milioni all’astensione. Franceschini tiene quindi in piedi la baracca ma non risolve nessuno dei problemi esistenti comuni al resto dei centrosinistra europei: nessuna seria alternatività ai conservatori sul piano delle ricette economiche, uno scollamento progressivo con la vita e gli interessi dei lavoratori, un gruppo dirigente screditato e quindi un progetto muto socialmente. La stessa politica delle alleanze è stretta tra un’area, Rutelli e altri, che guarda all’Udc, un’altra, i prodiani, la sinistra, che pensa alla vecchia Unione e la corrente daleiana che pensa invece a un centrosinistra omnicomprensivo. Opzioni diverse e difficili da “amalgamare”.

8. A sinistra si chiude – come abbiamo più volte indicato – definitavamente un ciclo, quello della rifondazione comunista. Entrambe le liste dei Comunisti e di Sinistra e Libertà non superano il quorum, anche se insieme totalizzano quasi due milioni di voti cioè oltre 500mila in più della somma tra Arcobaleno e Socialisti alle Politiche dello scorso anno e il Pcl di Ferrando, con la sua lista mantiene nella sostanza il proprio voto di riferimento, migliorandolo in qualche realtà ma restando nei recinti dell’inefficacia politica. Le sinistre pagano il prezzo degli errori del passato e la miopia politica. I gruppi dirigenti hanno appeso le proprie sorti al Quorum e ora hanno pochi spazi di manovra anche se, paradossalmente, chi si muove più agilmente è l’ala vendoliana che incassa la legittimazione del suo leader. Un’ipotesi unitaria dei due tronconi è fortemente plausibile anche perché Rifondazione, con l’abbraccio mortale al Pdci e al continuismo dilibertiano, ha pagato un prezzo altissimo inibendosi la possibilità di uno scarto a sinistra e di un nuovo inizio.

Resta il paradosso di un voto a sinistra ampio, circa 2 milioni di voti, affidato a gruppi dirigenti fallimentari, che hanno sbagliato molto e che continuano a sbagliare.

9. Sinistra Critica, alla luce dei risultati, rivendica la scelta di essersi tenuta fuori dalla competizione per le europee e di non aver partecipato alla conta degli sconfitti. Una scelta sofferta ma comunque utile ai fini del rilancio di una proposta politica che costituirà l’asse del nostro imminente congresso. Una scelta, tra l’altro, per nulla gratuita visti i risultati ottenuti alle amministrative dove Sinistra Critica conferma, e in molti casi supera di molto, i risultati delle scorse politiche. La conferma è molto faticosa nelle principali città – Torino, Milano e Napoli – dove si presentavano quattro o cinque liste “comuniste” contemporaneamente e dove comunque Sinistra Critica regge la propria presenza – come a Casoria in provincia di Napoli – mentre nel resto delle province si assiste a risultati importanti: 1,7% a Rimini (2% a Riccione e 8% a Misano), 1,3 a Livorno (e in città la coalizione sostenuta ottiene il 9%); 6% nel comune di Calcinaia a Pisa; 1,2 a Perugia (con la coalizione a Bastia che supera il 5%); 0,8 a Terni che diventa l,1,5% a Orvieto e il 2% in comuni limitrofi; 0,6% a Rieti che diventa il 3% in Sabina, 0,8% ad Aprilia. Risutati modesti che però indicano una presenza e una capacità politica. In grado di impegnarsi nel sostegno alla lista “Bologna città libera” che ottiene l’1,6 a Bologna o di sostenere a Firenze la lista De Zordo che ottiene oltre il 4%. Un bene prezioso per continuare l’azione di resistenza che il quadro politico ci consegna.

Ci troviamo quindi a valle dell’ultimo episodio di una sconfitta lunga che chiama in causa un vasto gruppo dirigente (a questo punto farsi da parte sarebbe davvero molto dignitoso) e che pone sul serio la partita di una ricostruzione politica e sociale.

Serve un nuovo progetto di ricostruzione della sinistra anticapitalista che affronti sul serio e non di sfuggita nodi importanti. Non ci interessa un improbabile “coordinamento delle sconfitte” né una discussione di sigle, contenitori e di nominalismi. Pensiamo sia venuto il momento di una vera discussione pubblica, seria, approfondita, aspra, che prenda il tempo necessario per questa ricostruzione, che è soprattutto sociale. E’ il tema del nostro congresso e che poniamo all’attenzione della sinistra tutta.

APPUNTAMENTI ELETTORALI COLL. MONTELLA

DOMENICA 24 MAGGIO

 ORE 10.30 MONTELLA (comizio) CON :

GIOVANNI DI GENUA CANDIDATO ALLA PROVINCIA LISTA COMUNISTA

MARTEDI 26 MAGGIO

ORE 20.00  BAGNOLI IRPINO (comizio) CON :

GIOVANNI DI GENUA CANDIDATO ALLA PROVINCIA, TONY DELLA PIA E AMALIO SANTORO

Appuntamenti elettorali

Dopo l’apertura ufficiale del centrosinistra alternativo al Viva Hotel parte anche il “viaggio elettorale” dei candidati di Sinistra Critica presenti nella lista comunista e anticapitalista. Le prime due tappe saranno nel collegio di Altavilla Irp, a Montefredane in piazza Municipio domenica 24 maggio alle ore 18:30 e a seguire alle ore 20:00 a Grottolella  sempre in piazza Municipio. Interverrà il candidato Mario Guerriero.

Nelle due manifestazioni si discuterà di lavoro, sviluppo e formazione alla luce anche dello straordinario risultato che SINISTRA CRITICA ha raggiunto a livello nazionale presentando in parlamento le 70mila firme necessarie per la discussione in aula del testo di legge sul salario minimo e salario sociale. Obiettivo raggiunto senza elemosinare spazi ma con la forza e la tenacia dei militanti che hanno girato tutta l’Irpinia per raccogliere firme e discutere nelle assemblee pubbliche, fatte per strada, con la gente.

Stesso schema che riproporremo in questo giro per le comunità di confine dell’Irpinia. Discussione con le persone, ascolto dei problemi, delle aspirazioni, iniziative per strada per recuperare un rapporto diretto.

NASCE IL LABORATORIO AVELLINO

Ad Avellino siamo riusciti a fare quello che le nostre classi dirigenti nazionali non sono riuscite a fare alle europee: costruire una lista anticapitalista che raccolga tutte le forze sane e di alternativa. Ci siamo davvero tutti dal Partito della Rifondazione Comunista ai Comunisti Italiani, da Sinistra Critica ai compagni dei movimenti di resistenza alla devastazione delle nostre comunità, dagli ambientalisti al mondo del lavoro e sindacale.Tutti insieme per  un’uscita dalla crisi della nostra Provincia fondata sulla democrazia economica, sulla giustizia sociale e sulla solidarietà.

Da sempre abbiamo rivendicato il fatto che questa operazione rappresentava un laboratorio nazionale capace di dimostrare a tutti che l’unità, prima delle riunificazioni, si fa sui contenuti, nel vivo del conflitto sociale; e che quando le contraddizioni di questa società si vivono in prima persona, sulla propria pelle, non si discute sui simboli, sedi e soldi, ma su come coagulare le forze, come costruire un argine di resistenza.

Preferiamo interrogarci sull’utilità sociale della Sinistra in questa terra aspra, su come costruire vertenze capaci di dare risposte concrete ai lavoratori, ai migranti, agli studenti. La pari dignità nella costruzione delle liste, il simbolo, la progettazione della campagna elettorale sono venute in seguito, in maniera quasi spontanea senza lunghe discussioni e accapigliamenti.

Questo blog sarà lo strumento di comunicazione ufficiale della lista anticapitalista alla Provincia di Avellino e nei comuni in cui siamo presenti. Su questa comunità virtuale troverete di tutto: dalle linee programmatiche su cui ci uniamo alle date delle iniziative di questa lunga campagna elettorale, dalle informazioni sui candidati ai materiali di propaganda da scaricare e distribuire.

Ci sono tanti modi di fare comunicazione. Noi non abbiamo tanti soldi da spendere e preferiamo dare un segnale d’innovazione anche in questo campo conducendo una campagna elettorale sobria, usando mezzi di comunicazione innovativi e diretti, nella speranza di un buon risultato elettorale così dopo il 6 e 7 giugno qualcuno capirà che l’unità è possibile, che l’unità è necessaria.

AvellinoLAB http://avellinolab.wordpress.com/

DOCUMENTO PER LE AMMINISTRATIVE (le proposte di sinistra critica)

E’ chiaro a tutti che esiste una vertenza oggettiva ed innegabile in Irpinia, che si traduce in alcune drammatiche emergenze sociali e materiali: l’emergenza demografica con lo spopolamento crescente ed inarrestabile di un’intera provincia, tranne poche isolate eccezioni che procedono in controtendenza grazie esclusivamente ai flussi di lavoratori, non residenti, provenienti principalmente dall’hinterland napoletano, l’emergenza ambientale con la costruzione di megadiscariche sul Formicoso e in altri siti, l’emergenza sanitaria, si pensi al rischio di chiusura degli ospedali di Sant’angelo dei Lombardi e Bisaccia, l’emergenza scolastica rischio di soppressione ed accorpamento di numerose scuole di montagna e di piccoli Comuni: si tratta di Istituti che hanno una popolazione scolastica inferiore ai 500, se non addirittura ai 300 alunni, eccetera.

Tutto si ricollega alle responsabilità dell’attuale governo in carica con la promulgazione della riforma Gelmini e piano rifiuti, ma non solo. In tale contesto di involuzione politica e sociale, si abbatte con tutta la sua violenza la crisi strutturale del capitalismo che attanaglia nella sua morsa prima di tutto le zone più povere e disagiate, l’Irpinia in primis.

I dati di questi giorni sono allarmanti: cala l’economia reale, cala l’importazione di materie prime (-6%), il prodotto interno lordo irpino conferma la tendenza dell’interno mezzogiorno d’Italia. La disoccupazione tocca il 9,3%, più di tre punti percentuali rispetto la media italiana, ciò significa che nella nostra provincia solo 148 mila abitanti hanno un occupazione su 438 mila residenti. Su ogni irpino che lavora due restano a casa. Anche sul livello dei redditi stiamo indietro: i nostri lavoratori guadagnano all’incirca 8mila euro all’anno in meno rispetto ai colleghi italiani. Difficile se non tragica la qualità della vita.

In uno scenario del genera la politica si avvita su discussioni paranoiche e spartizione di potere. Il Partito Democratico è impegnato nella guerra tra ex ds ed ex dl da un lato, e con i seguaci di De Mita dall’altro. La rincorsa alle poltrone degli enti ne è la dimostrazione. Le destre, che per la prima volta intravedono la possibilità di vittoria in Irpinia, cercano di organizzarsi in maniera capillare e di parlare allo stomaco delle persone dando vita a rigurgiti razzisti e xenofobi e alimentando il clima di paura. La sinistra sempre più divisa e indebolita continua a litigare, paralizzata da questioni interne non riesce a vedere oltre il suo naso e ha perso ogni contatto con la realtà e con la gente. Rifondazione Comunista, seppur dilaniata dalla lotta intestina ne esce meglio che in altre parti del Paese. Pur con mille difficoltà nella capacità di mobilitazione, organizzazione e proposta politica il PRC alza la testa e ricomincia. Il partito che abbiamo visto dall’uscita dei vendoliani in poi è sostanzialmente diverso. La condivisione di quasi tutte le lotte che abbiamo come Sinistra Critica portato avanti (compresa la campagna SMIC) ci mostrano un partito presente nelle lotte, aperto e volenteroso nella discussione. Un partito disponibile a dialogare con gli altri.

Per uscire da sinistra a questa crisi strutturale crediamo fortemente nella costruzione di un soggetto unitario forte e rinnovato. Ma la nuova sinistra non può essere mono-identitaria. Ci sono eredità del passato che non bastano più a dare senso alla rappresentanza politica e che hanno bisogno di incontrarsi e dialettizzarsi. Noi pensiamo a una sinistra anticapitalista, ecologista, comunista e femminista; non per assemblare indistintamente soggettività diverse ma per trovare insieme un quadro unitario di riferimento e un comune progetto di lavoro. Questa identità multipla non la si può però proclamare soltanto. Occorre praticarla quotidianamente. Noi proponiamo di ricominciare da l’elogio dell’opposizione. Non per vocazione minoritaria ma semplicemente perché a questo sistema sociale si può reagire solo evocando e organizzando l’opposizione politica e sociale, attraverso movimenti, conflitto, autorganizzazione diffusa. Dall’opposizione oggi si può organizzare una resistenza diffusa e proporsi di strappare conquiste e diritti per dare sostanza ad un’ipotesi di alternativa. Per questo non è possibile governare con il Pd, nel senso che non è possibile governare con chi nella migliore delle ipotesi difende l’esistente, ha una concezione amministrativa e autoritaria della politica e così facendo spiana la strada alle destre.

Noi dal canto nostro vogliamo mettere in campo poche e semplici proposte per avviare un percorso costituente che parta dal lavoro quotidiano e dalla risoluzione delle vertenze. Vogliamo muoverci su tre direttrici: infrastrutture, lavoro, ecologia.

1) L’Irpinia è tagliata fuori dal resto della Regione Campania. Bisogna far tornare riacquistare prestigio alla provincia e riportarla al centro dello sviluppo meridionale. Crediamo sia fondamentale aggiornare e modernizzare la linea ferroviaria, l’unica in grado di garantire sicurezza e sostenibilità ambientale, su entrambi le direttrici e con l’università di Salerno. La modernizzazione della rete ferroviaria in questa direzione permette non solo uno spostamento più rapido di tanti utenti verso il polo universitario ma favorisce l’abbassamento dei costi di trasporto per le nostre aziende che troverebbero così un deterrente allo trasporto su gomme. 

2) Per quel che concerne le aziende e i poli industriali (Avellino, Solofra e Nusco) la Sinistra deve sforzarsi nella difesa di tutti gli impianti e di tutti i lavoratori. In questo momento di crisi bisogna lavorare in maniera serrata affinché nessun operaio perda il posto di lavoro. Da Roma a Bruxell come ad Avellino bisogna partire dal principio che la crisi economica la paghino i padroni. Investire maggiormente in settori che producono nuove tecnologie e nuovi impianti (pannelli solari, materiale per la bioedilizia) capaci di dare una spinta alla produzione e all’esportazione.

3) La provincializzazione dei rifiuti è il primo passo per progettare un nuovo metodo di gestione del ciclo integrato. Nessuna mega piattaforme sul Formicoso, chiusura e bonifica di tutti i territori soggetti a discarica. Raccolta differenziata spinta in ogni comune, impianti per il riciclo di materiali e impianti di compostaggio.

Sinistra Critica lavorerà attivamente nella ricerca di formule politiche capace di dar corpo a questo programma e alle speranze degli Irpini. Alla provincia come nella città capoluogo il nostro movimento politico lavora per costruire liste comuni con il PRC a da qui allargare la coalizione a quelle forze politiche e sociali che in questi anni hanno costruito con noi un fronte di resistenza e una prospettiva di alternativa alla pessima gestione del Partito Democratico.

Una lista anticapitalista per resistere alla crisi

(ANSA) – ROMA, 1 MAR – «Una lista anticapitalista per resistere alla crisi» da presentare alle prossime elezioni europee. Questo il mandato esplorativo verso la sinistra radicale, deciso a maggioranza, dal Coordinamento nazionale di Sinistra Critica che nella precedente legislatura era rappresentata dal deputato Salvatore Cannavò e dal senatore Franco Turigliatto, che non votò la fiducia al governo Prodi contribuendo alla sua caduta. La piccola formazione di sinistra pone le sue condizioni per un accordo elettorale: chiaro programma anticapitalista; alternatività al Pd, codice etico, pari dignità dei progetti e quindi dei simboli. «Lo sbarramento al 4% introdotto in fretta e furia – si legge nel documento approvato – ha indicato quanto i grandi partiti sentano la prova elettorale e quanto questa potrà segnare un’ennesima sconfitta per l’intera sinistra di classe, uno scenario che certamente non auspichiamo. Per parte nostra rilanciamo l’ipotesi di una lista che, pur aggregando progetti diversi tra loro (il nostro è l’opposto della Costituente comunista, identitaria e muta socialmente) sia sostenuta da un programma minimo e da un’utilità sociale e mantenga aperto uno spazio di costruzione di una moderna sinistra di classe». L’elemento centrale del programma: «la crisi la devono pagare le banche e i padroni, non lavoratori e lavoratrici». (ANSA).