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Domani il Candelora Day. In piazza per i diritti

Anche quest’anno, a otto anni di distanza dal primo “Femminiello Pride” abbiamo pensato di re-inventare la tradizionale Juta a Montevergine e di renderla nuovamente un’occasione di confronto, di dialogo e pacificazione tra culture diverse che vivono e condividono stessi luoghi attraversando antiche tradizioni e portando nuovi diritti.

A Montevergine, ogni 2 Febbraio (giorno della Candelora), avviene questa straordinaria alchimia tra i Femminielli, i loro “eredi” (i militanti e le militanti delle associazioni per i diritti degli omosessuali, dei trans e delle trans) e tutti quelli che condividono pacificamente questa ricorrenza in una medesima giornata pur attribuendole significati diversi.

Questa ricorrenza fa di Montevergine un luogo simbolico per la civile convivenza in un paese che, come ha imparato a garantire e tutelare la libertà di culto, deve imparare a garantire e tutelare le libertà di scelta delle persone a prescindere dal diverso orientamento sessuale o dal genere o dall’identità di genere.

Re-inventare la tradizione, che è di per sé già un’invenzione, significa per noi aprire uno spazio, restituirlo alla cittadinanza, renderlo praticabile e agibile per tutti e tutte.

Quel che abbiamo fatto in questi anni, certamente in modo provocatorio, è stato rivendicare un posto in una società che sembra accettare solo l’uguale tra ineguali, l’omologazione, l’appiattimento sui modelli culturali dominanti.

Ci affermiamo con la nostra presenza a Montevergine come altrove, al di là delle categorizzazioni imposte, a partire dalla vivibilità dei nostri corpi e delle nostre vite e dalla necessità di riconosce e tutelare pari diritti e dignità a prescindere da genere, sesso, identità di genere e orientamento sessuale.

Ecco perché l’associazione i Ken, con tutte le organizzazioni che in questi anni hanno preso parte alla Candelora costituisce la rete regionale per il Candelora Day e avvia la sottoscrizione della rete nazionale delle soggettività Lesbiche, Gay, Trans e Etero che sostenga concretamente la partecipazione al Candelora Day 2009.

Promuoviamo la valorizzazione non solo della tradizionale Juta de’ femminielli, ma anche delle esperienze e dei valori che la Candelora ha assunto negli ultimi anni per i diritti di Trans, Gay, Lesbiche e di tutti e tutte le soggettività laiche o credenti ma che all’unisono richiedono Parità nei Diritti e Doveri di cittadinanza, Laicità dello Stato e Dignità delle istituzioni per il rispetto dei diritti umani inviolabili dell’uomo e della donna.

LUNEDI’ 2 FEBBRAIO ore 10:00 appuntamento davanti alla Funicolare per Montevergine per LA JUTA DELLA CANDELORA

Le coppie di fatto non portano la città allo sfascio

Siamo alle solite. Dopo le numerose decisione prese senza mai considerare l’opinione dei cittadini direttamente interessati, registriamo l’ennesimo, ormai incalcolabile, atto di totale indifferenza verso i cittadini avellinesi. In questo caso, parlare di indifferenza e non di incompetenza o interessi personali, è d’obbligo. Il registro per le coppie di fatto non avrebbe di certo portato la città allo sfascio. Come invece hanno fatto molte iniziative di questa amministrazione. Avrebbe semplicemente garantito dei diritti quei cittadini, non pochi, che in questo momento non ne hanno. Nessuna rivoluzione. Nessun capovolgimento di gerarchie politiche. Nessuno scambio di favori. Semplicemente diritti da riconoscere. Ovviamente non ce la prendiamo con l’opposizione di centro-destra, siamo ben consapevoli dei loro dogmi politici. Siamo, però, interessati alla giustificazione che l’amministrazione darà ai cittadini vittime di questa indifferenza. Potrebbe essere “Mi spiace ma siete meno cittadini degli altri e quindi avete meno diritti”. In realtà sappiamo che, come già successo, non arriverà nessuna spiegazione ai cittadini.

Un plauso va quei consiglieri che hanno deciso di alzare la voce di fronte questo scempio gratuito. Non è mai troppo tardi.

Il 2 febbraio, in occasione del Candelora day, saremo in piazza insieme a tanti altri per ribadire la necessità di garantire a tutti e tutte gli stessi diritti e non solo gli stessi doveri.

L’ultimo attacco alla scuola pubblica

Ieri giornata calda sul fronte scuola. Il ministro Maria Stella Gelmini con un colpo di mano ha fatto approvare in Consiglio dei Ministri un decreto che reintroduce il voto di condotta. Decreto non motivato da nessuna urgenza con il solo scopo di escludere qualsiasi dibattito con le parti in causa. Duro colpo per chi in questi anni ha lottato e ha ottenuto una scuola (che almeno in teoria) fosse capace di includere tutti gli studenti nei processi di formazione, prima umani e poi intellettuali. Oggi invece alla violenza dilagante del bullismo si risponde con violenza e repressione senza scavare a fondo sulle ragioni del fenomeno.

Ma questo non è niente altro che l’ennesimo attacco al sistema scolastico italiano. In questi primi mesi il governo Berlusconi ha già cancellato l’obbligo scolastico previsto fino a sedici anni (decreto 112) riportandoci indietro di cinquant’anni cancellando ogni diritto allo studio e ad un percorso educativo che metteva al centro i “diritti di cittadinanza”, con la manovra finanziaria ha spostato ben 7,832 miliardi di € dalla scuola pubblica alla copertura finanziaria per l’abolizione dell’ICI.

Ad Avellino situazione aggravata dalla molteplicità di istituti inagibili o non a norma che obbligano gli studenti ad uno sballottamento continuo tra sedi distaccate, aule piccole senza le minime attrezzature per l’apprendimento di materie scientifiche o tecnologiche. L’11 settembre suonerà la campanella per gli studenti irpini. Quelli dell’Istituto Magistrale statale “Publio Virgilio Marone” ex Imbriani II saranno dislocati tra l’Istituto “Scoca”, la scuola media di san Tommaso, il plesso di Via Zigarelli e quello di Tuoro Cappuccini (i quattro angoli della città) con tutti i disagi che ci saranno. Ma è di certo una sistemazione migliore rispetto ai tanti che faranno lezione nei cortili (vedi l’ITIS l’anno scorso) come gli stessi presidi hanno minacciato.

Sarà un autunno caldo per la lotta e un anno di inferno per i nostri studenti. E poi ci lamentiamo che siamo gli ultimi d’Europa